Glicemia alta: quando preoccuparsi
La glicemia è la concentrazione di glucosio nel sangue, uno zucchero indispensabile al funzionamento del nostro organismo. La glicemia viene mantenuta stabile da diversi ormoni, tuttavia alcune condizioni possono alterarla e quando supera un determinato valore si parla di diabete mellito.
L’iperglicemia e le sue possibili cause
L’iperglicemia è causata da un’alterazione della produzione o della funzione dell’insulina, l’unico ormone in grado di abbassare il glucosio nel sangue. L’insulina è prodotta da cellule specializzate presenti solo nel pancreas, chiamate cellule β.
Le cause più frequenti di iperglicemia sono il diabete di tipo 1 e di tipo 2. Esistono altre forme più rare di diabete legate a difetti genetici, patologie del pancreas, patologie endocrine o da agenti esterni come farmaci o infezioni virali. Il diabete può comparire transitoriamente anche durante la gravidanza e prende il nome di diabete gestazionale.
Tipologie
Il diabete di tipo 1 è una malattia autoimmune che colpisce in maniera selettiva le cellule pancreatiche che producono insulina. Esso compare solitamente in giovane età ed è caratterizzato da una completa assenza di insulina, che dovrà essere assunta con la terapia.
Il diabete di tipo 2 è la forma più frequente di diabete e compare solitamente in età adulta. La malattia è causata da una ridotta produzione di insulina combinata a una condizione di insulino-resistenza. Con insulino-resistenza si intende la necessità di maggiori quantità di insulina per far diminuire la stessa quantità di glucosio. Il diabete di tipo 2 compare spesso in soggetti con scarso controllo del peso, storia familiare di diabete, alimentazione squilibrata e che fanno scarsa attività fisica.
Sintomi
Gran parte dei pazienti diabetici sono asintomatici e spesso la diagnosi avviene casualmente mediante analisi di laboratorio richieste per altri motivi. Il diabete inizia a causare sintomi per valori alti di glicemia, oltre i 200 mg/dl. I disturbi più frequenti sono:
- aumento della diuresi;
- aumento della sete;
- infezioni ricorrenti alle mucose orali e genitali.
Nel diabete di tipo 1, l’esordio della malattia coincide spesso con un rapido dimagrimento, un aumento importante della diuresi associata a disidratazione e presenza di un alito acetonico. La malattia può complicarsi con la comparsa di chetoacidosi diabetica, che porta al coma se non trattata immediatamente.
L’iperglicemia non trattata porta negli anni allo sviluppo di complicanze croniche a molti organi, con sviluppo di vasculopatia, retinopatia, neuropatie periferiche, malattia renale ed elevato rischio di infarto e ictus.
Prevenzione
Attualmente non esistono strategie per prevenire l’insorgenza del diabete di tipo 1. È possibile, invece, ridurre il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2, patologia molto più comune, agendo sul proprio stile di vita. In particolare, svolgere attività fisica aerobica per almeno 150 minuti alla settimana e controllare il proprio peso corporeo riducono l’incidenza del diabete tipo 2 del 60%.
Diagnosi
I valori normali di glicemia a digiuno sono compresi tra 70 e 99 mg/dl. Il diabete per definizione è una condizione di iperglicemia con valori a digiuno superiori a 126 mg/dl, mentre si parla di alterata glicemia a digiuno o pre-diabete in caso di valori compresi tra 100 e 125 mg/dl.
La diagnosi di diabete può essere effettuata mediante la valutazione della glicemia a digiuno, la valutazione dell’emoglobina glicata (HbA1c) o la valutazione della glicemia dopo un carico orale di glucosio (OGTT), ma il risultato positivo deve essere confermato in almeno due circostanze.
La presenza dei sintomi tipici della malattia e di una glicemia superiore a 200 mg/dl è sufficiente per porre la diagnosi di diabete in una singola circostanza.
L’inquadramento prosegue con la diagnosi eziologica del diabete. In un soggetto giovane verranno dosati gli anticorpi per individuare un diabete di tipo 1 e in caso di esito negativo è possibile eseguire esami specifici per individuare forme genetiche.
Trattamento
Non esiste una cura definitiva per il diabete, tuttavia mantenendo la glicemia il più possibile sotto controllo è possibile rallentare notevolmente lo sviluppo delle complicanze croniche.
Il diabete di tipo 1 viene trattato con terapia insulinica e automonitoraggio della glicemia capillare.
Il paziente con diabete di tipo 2 richiede una terapia personalizzata in base alla propria situazione clinica e allo stato di salute dei propri organi. Oltre a mantenere un buon controllo della glicemia è fondamentale agire anche sugli altri fattori di rischio presenti, come ipertensione arteriosa, dislipidemia o fumo.
L’importanza dei controlli periodici
L’iperglicemia può essere asintomatica nel breve termine, ma nel corso degli anni, se non trattata, causa inevitabilmente danni irreversibili a molti organi del corpo. Per questo è fondamentale diagnosticare precocemente la malattia, mantenere un buon controllo metabolico ed eseguire esami periodici per valutare lo stato di salute dell’organismo.
Mentre il diabete mellito di tipo 1 solitamente viene diagnosticato in fase iniziale, per quanto riguarda il diabete di tipo 2 possono passare anche 10 anni tra la comparsa dell’iperglicemia e la diagnosi.
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Glicemia alta: quando preoccuparsi – Bibliografia
The symptoms of hyperglycaemia in people with insulin-treated diabetes: classification using principal components analysis – Warren RE, Deary IJ, Frier BM. The symptoms of hyperglycaemia in people with insulin-treated diabetes: classification using principal components analysis. Diabetes Metab Res Rev. 2003 Sep-Oct;19(5):408-14. doi: 10.1002/dmrr.396. PMID: 12951649.